Oltre alla sostenibilità, elemento ormai imprenscindibile soprattutto per le aziende a monte della filiera, un altro tema che sembra prendere campo in ambito filati, per la maglieria in primis, è quello antivirale. Alcune delle filature made in Italy stanno iniziando a studiare soluzioni in tale ottica, anche se gli addetti del settore mettono in guardia da fibre che possano essere effettivamente considerate anti covid-19, definendo eventuali prodotti già in commercio più come operazioni di marketing che proposte effettivamente contro il coronavirus.

«Siamo al lavoro a un tessuto antivirus e a un trattamento sulle maglie. Ancora non abbiamo definito il nome, ma posso già dire che sarà un finissaggio al pari dell’anti acqua», ha spiegato a MFF Silvio Botto Poala, ad della filatura biellese Botto Giuseppe, proseguendo: «In generale dopo la pandemia, il tema della sostenibilità ne uscirà rafforzato, visto che nei consumatori sta prendendo piede il concetto di acquistare un po’ meno ma di maggior qualità, anche grazie a materie prime tracciabili e meno invasive. Al momento, oltre il 50% della nostra proposta è green, ma prevediamo di arrivare al 100% entro il 2025».

L’imprenditore ha poi aggiunto una disamina sulla piattaforma Pitti connect, che ha una specifica sezione dedicata ai filati. «Pitti connect ci dà la possibilità di incontrare diversi buyer, alcuni anche nuovi e ha un costo limitato. Inoltre, non sappiamo cosa succederà con i viaggi a settembre e per tale motivo abbiamo scelto di aderire. Certo, vendere filati in maniera digitale non è facile e per questo online diamo un’idea generale della collezione e poi spediamo campioni e cartelle colori ai clienti per finalizzare gli ordini. Per i tessuti è un po’ più facile perché ci sono i disegni, ma di certo il digital non eliminerà la fiera fisica, anche se ci vorranno un paio di anni per tornare alla normalità».

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